Rebranding China

So poco o nulla di marketing, spesso sono scettico sulla materia, certamente riconosco l’utilità che un buon marchio possiede nel vendere prodotti e servizi, così come riconosco che la pessima reputazione, associata ad un marchio, rende estremamente difficile riguadagnare la stima dei clienti, e questo discorso non vale solo le aziende.
Ad esempio, la qualità intrinseca che si riconosce ai prodotti svizzeri o tedeschi induce a considerare altrettanto eccellenti i servizi pubblici offerti dai medesimi paesi, facendo il ragionamento inverso, un’auto malese o un cellulare venezuelano non ispirano troppa fiducia.
La Cina ha senza dubbio un enorme problema di reputazione, oltre alle ovvie considerazioni politiche, ogni prodotto “made in China” viene ancora visto con scettiscimo in occidente. Pochissimi comprano un frigorifero Haier (realizzato in Italia), mentre tutti bramano un qualsiasi prodotto Apple (rigorosamente realizzato in Cina anche se progettato in California).
Le cose cominciano lentamente a cambiare e ci sono moltissimi esempi in proposito (HTC su tutti), ma le difficoltà del marchio “Cina” sono ben testimoniate dalle numerose acquisizioni di marchi stranieri, come quella di Volvo da parte di Geely.

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Tutto questo soporifero preambolo mi serve per affermare che, a mio modestissimo parere, il famigerato Istituto Confucio non si può riduttivamente considerare come pericoloso megafono della propaganda Maoista, bensì una colossale* operazione di rebranding del marchio Cina nel mercato mondiale.
Ovviamente l’operazione non è semplice da realizzare e convincere con la sola forza della propaganda il resto del mondo di un cambiamento che in realtà non è affatto compiuto non porta lontano. Si tratta però di un primo passo, che implicitamente ammette l’esitenza di un problema di reputazione e non è poca cosa quando si parla di Cina.
Inoltre l’iniziativa pare andare molto bene, l’interesse per l’impero di mezzo non manca di certo, sarà l’esotismo degli ideogrammi o la prospettiva di poter beneficiare in qualche modo delle opportunità offerte dal miracolo economico cinese ma, qui a Padova, i due corsi di per principianti in partenza a Marzo 2011 sono entrambi già al completo!
Sarà che il segreto sta nei prezzi cinesi, 60 euro per un corso da principianti, io ne ho spesi ben 190 per uno di tedesco erogato dalla locale biblioteca, mi fossi rivolto al prestigioso Goethe Institut ne avrei spesi ben più di 500.

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* inaugurato nel 2004, in 6 anni apre oltre 300 centri per la diffusione della lingua e della cultura cinese in più di 50 paesi diversi. Nel 2009 eroga 9.000 corsi di lingua cinese a circa 260.000 studenti (il doppio dell’anno precedente).

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