Errore di Windows 2 durante il caricamento di Java VM

Se hai cercato il titolo di questo post, anche tu non riesci più a lanciare le procedure dell’Agenzia delle Dogane (Intr@Web o FirmaDigitale).

IT-manager’s Life ha proposto, in questo ottimo articolo, una soluzione a questo problema (in pratica il programma cerca una versione di Java non più disponibile sul tuo pc).

Io te ne propongo un’altra, a mio modo di vedere più semplice visto che si tratta solo di modificare un file di testo.

Ecco il mio consiglio, passo per passo:

  1. cerca sul tuo pc la cartella in cui è installato Java, quindi copiala da qualche parte, il percorso solitamente è questo (dal 16-11-2015)
    C:\Program Files (x86)\Java\jre1.8.0_66 
  2. cerca sul tuo pc la cartella dove sono installate le procedure dell’Agenzia delle Dogane, oppure cerca “Intraweb.exe” o “FirmaDigitale.exe” quindi apri il percorso dove sono ubicati (tasto destro – apri percorso file) nella cartella troverai due file:
    FirmaDigitale.lax e Intraweb.lax 
  3. Aprili con un editor di testo (blocco note o notepad vanno benissimo).
  4. cerca questa stringa di caratteri:
    lax.nl.current.vm=C:\\Program Files (x86)\\Java\\jre1.8.0_45\\bin\\javaw.exe

    quindi modificala in modo che punti alla cartella nella quale tu hai installato Java. Dal 16-11-2015 fino a nuove modifiche dovresti cambiarla come segue:
    lax.nl.current.vm=C:\\Program Files (x86)\\Java\\jre1.8.0_66\\bin\\javaw.exe 
  5. Salva il file, hai finito.

Ora dovresti poter aprire Intr@Web e FirmaDigitale senza problemi.

Oltre la barricata del lavoro

Recentemente, dopo anni di onorato servizio tra le fila dei cercatori di lavoro, mi sono ritrovato dall’altra parte.
E’ stato illuminante, mi sono rivisto in molte situazioni e ho toccato con mano le difficoltà di chi seleziona e intervista potenziali lavoratori.

Niente paura, non riporterò dettagli tragicomici o episodi fantozziani, si tratta solo di una lista di errori che, a mio modo di vedere, possono mettere tragicamente fine alla più ispirata questua di lavoro.
In verità non si tratta di veri e propri errori ma, di comportamenti o banali sviste che talvolta possono sfuggire a chi cerca con fatica di ricollocarsi e si inalbera contro i cercatori di lavoratori.
Spero possa essere utile a qualcuno.

Errori: più sono banali, più costano.

Controlla di aver inserito l’allegato nel messaggio, soprattutto se esordisci con “vi allego il mio cv…”.
Se dimentichi l’allegato di una email perché mai il selezionatore dovrebbe confidare nella tua precisione al lavoro? O nella tua puntualità? E’ vero che può trattarsi di pura distrazione ma, prova a pensare a chi deve scegliere tra decine di candidature, ti assicuro che a meno di non aver in mano un numero sufficiente di candidati da invitare a colloquio, ogni elemento diventa utile per ridurre la lista.

Accertati che il curriculum sia leggibile senza dover ricorrere all’helpdesk della NASA.
Come per il punto precedente, se non verifichi la leggibilità del tuo biglietto da visita come pensi possa reagire chi lo riceve?
In questo caso non vale nemmeno l’attenuante della distrazione, banalmente, basta spedire il file a qualche conoscente e chiedergli se riesce ad aprirlo.

Non inviare la candidatura ogni giorno, più volte al giorno, non è così che otterrai risposta.
Le persone particolarmente insistenti, solitamente non fanno una buona impressione, anzi.

Se stai rispondendo ad un annuncio, leggilo ma, sopratutto leggilo bene e poi rileggilo ancora una volta.
L’annuncio parla di un saldatore? Vuol dire che cercano un saldatore, non di regalare una seconda possibilità ad un contabile pentito con l’hobby della saldatura ad arco.
Puoi provarci ma, non ti illudere, è naturale scegliere chi ha già fatto quel mestiere piuttosto che “scommettere” su chi vuole reinventarsi. Il medesimo discorso vale per eventuali requisiti anagrafici o conoscenze specifiche (lingue straniere, quel particolare software, etc.)

E’ solo un colloquio, rilassati.

Durante il colloquio, parla, raccontati e poni domande.
Se ti stai dilungando il tuo interlocutore te lo farà notare (sta a te cogliere l’invito), se invece rispondi a monosillabi non c’è rimedio, chi ti sta di fronte non si chiederà se sei un tipo particolarmente timido e riservato ma: “c’è qualcosa di cui non vuole parlare?”, “non conosce l’uso dei congiuntivi e delle frasi subordinate?”, “si annoia?”.

Non sminuire le tue esperienze, anche se ne hai ancora poche da raccontare.
L’eccesso di modestia può essere confuso con scarsa considerazione di se, arrendevolezza, negatività, farsi un’idea errata del carattere di una persona è estremamente facile.

Non confondere i ruoli, sei tu che ti proponi.
Tattiche attendiste possono funzionare in altri contesti, nella guerra per il lavoro devi innestare la baionetta e partire all’assalto. Dimostra interesse e motivazione, aspettare che ti vengano formulate le domande e rispondere con monosillabi non è una buona tattica, sei tu il protagonista!
Oltre a quanto scritto sopra, corri il rischio che il colloquio si esaurisca in pochi minuti lasciando solo un evanescente ricordo.

In bocca al lupo!

I numeri del lavoro

Riallacciandomi a quello che ho scritto sotto, mi è sembrata una buona idea prendere i dati del Ministero del Lavoro che da Marzo 2015 vengono pubblicati con cadenza mensile, dando perfino evidenza delle trasformazioni dei contratti a tempo determinato in tempo indeterminato (che pertanto non vengono considerati nuovi posti di lavoro).

Le considerazioni che si possono fare sono molte, alcune molto acute le ha già fatte Francesco Seghezzi, altre le elenco qui in ordine sparso:

  • I contratti a tempo determinato rappresentano la parte preponderante (60%-70%)  delle nuove attivazioni e si tratta di una tendenza stabile. Ci sono tipologie di lavoro che per loro natura non conviene “stabilizzare” nemmeno con il nuovo contratto a tutele crescenti?
  • I contratti di collaborazione stanno lentamente sparendo. Merito delle riforme in materia di contratti di lavoro o delle modifiche ai regimi fiscali minimi?
  • Per ora non si intravede alcuna inversione di tendenza generale che non ricalchi gli andamenti tendenziali o transizione tra una forma contrattuale verso l’altra.

Il valore delle immagini

L’adagio “un’immagine vale più di mille parole” è diventato un mantra attualissimo nel giornalismo.

Software di elaborazione e visualizzazione, unitamente alla enorme quantità e accessibilità di dati in rete, hanno moltiplicato le possibilità di presentare notizie, ragionamenti ed opinioni in maniera immediata ma estremamente efficace.

Uno tra gli esempi migliori è Info Data Blog, brevi articoli che vengono narrati facendo ampio uso di infografiche, dati e immagini e molti altri se ne trovano nell’editoria estera (FT Data, Graphic Detail).

Anche numerosi blog (uno su tutti quello di Vincenzo Cosenza) fanno leva sulla potenza comunicativa delle immagini, oramai i dati sono a portata di browser (Istat, Eurostat, Nasa, OECD ecc.) e non nemmeno i software per manipolare e transformare i numeri in grafici o immagini evocative.

Tralasciando il solito Excel e cloni vari, un buon tentativo lo ha fatto al solito Google, con Fusion Tables, dotato di notevoli potenzialità e che include un potente motore di georeferenziazione basato su Google Maps, purtroppo l’ambiente web è decisamente crudo e lo rende piuttosto difficile da utilizzare per i non smanettoni.

Un altro interessante progetto del quale leggeremo sempre più spesso lo ha portato a compimento Tableau, una società con base a Seattle che produce un software che un tempo veniva chiamato Business Intelligence mentre ora viene appellato molto più efficaciemente Data Visualisation.

I primi clienti di Tableau sono società commerciali che lo utilizzano per analizzare dati sulle vendite, costi di produzione, analisi finanziarie e via di questo passo ma, al contrario dei concorrenti, quelli di Tableau hanno capito quanto importante sia l’utilizzo delle immagini nella diffusione e analisi delle informazioni presso il grande pubblico ed hanno pensato ad una versione pienamente funzionante ma limitata nelle sorgenti di dati utilizzabili (solo fogli di calcolo o di testo): Tableau Public.

Pertanto non ci può stupire sapere che (negli Stati Uniti) già esistono corsi universitari di Data Journalism.

 

Le buone maniere del dirigente

E’ molto articolata la lettera del Dott. Vincenzo Busa, Direttore centrale Affari legali e Contenzioso dell’Agenzia delle Entrate, in merito alla sentenza della Corte Costituzionale che dichiara illegittimi gli incarichi dirigenziali ottenuti senza concorso pubblico, sicuramente ineccepibile sotto il profilo giuridico.

Rimangono però i due paragrafi conclusivi che, per quanto mi riguarda, sono raggelanti:

Il clamore mediatico destato dalla sentenza n. 37/2015, a volte alimentato da affermazioni non ponderate ed iniziative non sempre responsabili, potrebbe indurre alcuni contribuenti ad adire la via giudiziaria, con conseguente dispendio di tempo e risorse da destinare a miglior causa.

Il clamore mediatico, visto il contenuto della sentenza, è più che giustificato e la scelta di ricorrere contro atti firmati da persone senza titoli è una libera scelta del contribuente, che liberamente sceglie come impiegare tempo e risorse.

L’Amministrazione è obiettivamente preoccupata all’idea di gestire un contenzioso inutile senza riflessi positivi sul rapporto con i contribuenti, ma l’esito scontato del giudizio e le conseguenze della soccombenza, in termini di condanna alle spese di lite, non andrebbero sottovalutati dai ricorrenti.

La “preoccupazione” che sembra un “avvertimento”…

Il rimborso IVA che non cambia verso

Le ultime modifiche introdotte nella legge di stabilità 2015 in materia IVA hanno fatto esplodere il panico tra molti imprenditori con pochi denari a disposizione (Iva, l’allarme delle imprese: da split payment e reverse charge mancati incassi mensili per 2 miliardi).

Con uno Stato che riscuote a breve ma paga con molto comodo, è comprensibile la decisione di Confindustria di presentare un ricorso alla UE.

Da questo intervento il Governo punta a garantirsi una copertura di 780 milioni, per cui sorge legittimo il sospetto che non ci sia alcun interesse a neutralizzare il credito IVA con un meccanismo simile a quello in uso per gli esportatori abituali (Plafond), che potrebbe essere una soluzione #cambiaverso.

Del resto, leggendo l’interessante articolo di Benedetto Santacroce, emerge anche il sospetto che il Governo abbia sovrastimato l’importo delle frodi carosello che verrebbero neutralizzate con l’introduzione del reverse charge.

Quello che sicuramente è certo, Santacroce lo condensa magistralmente nella frase che chiude il suo articolo:

Insomma, comunque si risolva la questione, qualcuno in un modo o in altro dovrà subirne gli effetti.

 

Isterismi

La notizia è questa:

Allarme bomba, evacuata piazza dei Signori. Ma l’ordigno era un gioco

La segnalazione è arrivata prima delle 10. Il presunto ordigno rudimentale era stato collocato sotto la chiesa di San Clemente dove c’era la messa. Zona transennata, sgomberati gli ambulanti e i fedeli. Gli artificieri l’hanno fatto saltare alle 11. Smentite le prime voci che parlvano di esplosivo. Era una specie di caccia al tesoro chiamata “Geocaching”

Non ha sbagliato il passante ad avvertire le forze dell’ordine e non hanno fatto nulla di male Alice ed Alberto lasciando un’innocua love-box in città (e spero vivamente che nessuno li cerchi per punirli). La tranquilla Padova si trasforma da bersaglio di un attacco terroristico a ingenua vittima dell’isteria che oramai pervade il continente.

Traslochiamo, ancora.

Dal precedente post sono trascorsi più di 600 giorni, non si tratta di indecisione bensi di dabbenaggine, mia e altrui.
Mia, perchè non sono riuscito a convertire il blog in formato blogger e non sono riuscito a reindirizzare il dominio qui su wordpress.com senza perdere l’accesso alla mail del dominio.
Altrui, perchè non è possibile fornire un servizio di assistenza di livello talmente basso da farti pensare che in realtà lo si faccia apposta.

Ci riprovo ma, visti i precedenti, questa volta non prometto nulla.

Addio Posterous, benvenuto WordPress

Quasi 5 anni fa non avrei pensato che potessero spegnermi il blog, lo hanno fatto e stavo pensando di prendere l’occasione al balzo e terminare la mia esperienza bloggarola.

Poi ci ho ripensato e ho scelto Blogger come piattaforma per la transumanza.

Poi, forse perché Google ultimamente sta pulendo un po’ troppo a fondo i suoi servizi gratuiti, forse perchè il tool di importazione di WordPress è l’unico che ha funzionato, ho travasato tutto qui.

Si ricomincia…

Bruno da Cittadella, dottore in malta

Ho letto il libro che da il titolo a questo post, scritto da Gigi Copiello, sindacalista CISL per una vita (cit.).

 

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Copiello è vicentino, racconta del lavoro e della vita del suo paese, della sua regione e anche dell’Italia, filtra bene le storie usando la lente del sindacalista anche se la narrazione non è sempre scorrevole e nelle pagine finali, quelle in cui parla di Bruno da Cittadella, secondo me si imballa.
Tra i tanti racconti, quello che non poteva colpire il lettore si trova a pagina 78: “Mentre tutti gli altri centosettanta stabilimenti FIAT erano ancora al confino, dopo la sconfitta del 1980, alla Laverda (che era stata comprata dalla FIAT) si sarebbe fatto il contratto aziendale. Soldi, assunzioni e straordinari. Avevo convinto il gran capo delle relazioni sindacali FIAT, che però si impuntò quando gli dissi: “E sei ore di sciopero.” “Ma lei è matto!” “No, ce l’avete insegnato voi che non si ottiene nulla per nulla e adesso io vado a spiegare ai 1300 della Laverda che ho fatto la rivoluzione, che ho ottenuto tutto in cambio di niente. “E la FIAT si beccò contratto e sciopero.”

Ma del resto quelli erano altri tempi, il lavoro abbondava e il muro di Berlino ancora doveva cadere.

Al contrario della CGIL che propone oggi le “lotte” del 1982, il sindacalista Copiello si è evoluto e lo racconta bene nel libro, le aziende cambiano, cambia il lavoro e cambiano i lavoratori come le loro necessità.

Purtroppo non tutti cambiano, basta leggere i motivi che lo hanno portato a dare le dimissioni da segretario provinciale del suo sindacato: dissidi con la categoria dei pensionati.

Il Giornale di Vicenza del 20-01-2011: Copiello di dimette da segretario della Cisl